Un database Oracle può risiedere on-premises, su un cloud provider diverso o in OCI. La domanda non cambia: quanto dato possiamo permetterci di perdere in caso di ransomware, errore applicativo, corruzione logica o guasto infrastrutturale?

Con Oracle Zero Data Loss Autonomous Recovery Service e Cloud Protect è possibile centralizzare la protezione del database in Oracle Cloud Infrastructure, lasciando applicazioni e dati operativi nella loro location attuale.

Il database continua a funzionare dove si trova; backup RMAN, archivelog e redo vengono trasferiti in modo sicuro verso il servizio di recovery.

Oracle descrive Zero Data Loss Autonomous Recovery Service come un servizio completamente gestito per la protezione dei dati. Zero Data Loss Cloud Protect estende questa protezione ai database Oracle on-premises idonei tramite Cloud Protect Fleet Agent.

Cosa ottiene il cliente

  • Un obiettivo di recovery definito, non un generico “backup notturno”. Backup RMAN Level 0 e Level 1, archivelog e—quando è abilitato Real-Time Redo—le ultime transazioni confermate vengono protetti centralmente. Real-Time Redo può ridurre l’esposizione alla perdita di dati a meno di un secondo; l’RPO effettivo va comunque concordato e validato sul singolo ambiente.
  • Un percorso di ripristino utilizzabile dopo ransomware o corruzione logica. Il team può selezionare un recovery point precedente all’incidente e ripristinare da Recovery Service, invece di dipendere soltanto dall’ultimo backup completo. Oracle documenta la validazione continua del recovery e il point-in-time recovery come capacità del servizio.
  • Backup protetti dagli errori operativi. I backup sono cifrati; le protection policy regolano la retention e possono usare retention lock per l’immutabilità. Cloud Protect è progettato per offrire backup immutabili e logicamente air-gapped per i database on-premises idonei.
  • Un unico punto di controllo per database distribuiti. Gli amministratori vedono in OCI database protetti, stato di protezione e recoverability, utilizzo dei backup e policy assegnata, senza dover riconciliare script e storage locali tra sedi diverse.
  • Meno attività sul database di produzione e per il team operativo. La protezione incremental-forever elimina la necessità ricorrente di full backup settimanali, mentre il servizio gestito centralizza ciclo di vita e validazione dei backup.

In termini pratici, il cliente ottiene un disegno RPO/RTO concordato, una postura di recovery monitorata e procedure di restore documentate: non semplicemente un’altra destinazione in cui conservare file di backup.

L’obiettivo è ridurre al minimo l’RPO: la quantità di dati che l’azienda rischia di perdere dopo un incidente.

Una soluzione per on-premises e multicloud

Non è necessario spostare il database in OCI per proteggerlo con OCI. L’approccio è applicabile a Oracle Database installati:

  • nel data center del cliente;
  • in sedi remote;
  • su infrastrutture private;
  • su altri cloud provider;
  • in OCI, quando lo scenario è validato per la configurazione specifica.

È necessaria una connettività sicura verso OCI — ad esempio VPN IPSec, FastConnect o un collegamento privato equivalente — e l’onboarding del database tramite Cloud Protect Fleet Agent.

Oracle Database
(on-premises o altro cloud)
        |
        | RMAN + archivelog + Real-Time Redo
        | connessione privata e sicura
        v
Oracle Cloud Infrastructure
        |
        v
Zero Data Loss Autonomous Recovery Service
        |
        +-- policy e retention
        +-- catalogo dei backup
        +-- recovery point
        +-- procedure di restore

Dal laboratorio a un servizio operativo

Abbiamo realizzato un laboratorio ripetibile basato su Terraform e script idempotenti per verificare l’onboarding di Oracle Database 19c con Cloud Protect, backup Level 0 e Level 1, archivelog, scheduler e Real-Time Redo.

Il codice e la documentazione tecnica anonimizzata sono disponibili su GitHub: Oracle Zero Data Loss Cloud Protect Lab .

Il laboratorio rappresenta il punto di partenza per un servizio progettuale strutturato:

  1. Assessment dell’ambiente Oracle e degli obiettivi RPO/RTO.
  2. Disegno della connettività privata verso OCI.
  3. Configurazione di Cloud Protect e delle policy di conservazione.
  4. Onboarding controllato del database.
  5. Test di backup e restore.
  6. Monitoraggio operativo e runbook di recovery.

Il valore per il business

Un backup tradizionale risponde alla domanda: “esiste una copia del database?”.

Una protezione continua risponde invece a domande più importanti:

  • Possiamo recuperare il database fino a poco prima dell’incidente?
  • I backup sono realmente utilizzabili e monitorati?
  • Possiamo adottare una policy coerente per database distribuiti tra sedi e cloud diversi?
  • Quanto rapidamente possiamo riprendere l’operatività?

Non serve una migrazione completa in OCI per iniziare a migliorare la resilienza dei dati. Il cliente può mantenere Oracle Database dove ha senso per il proprio business e usare OCI come piattaforma centralizzata di protezione e recovery.

Ogni implementazione va validata sul singolo ambiente: versione Oracle, TDE, connettività, capacità di rete, RPO/RTO, retention e test di ripristino sono elementi essenziali del progetto.

Risorse Oracle ufficiali